CONCEPTUAL ANTHROPOLOGY

Conceptual anthropology is the discipline that combines various aspects of human and social sciences in respect of human behavior and culture, using experiences of the past to understand the present and build the future. The concept gestated for some time until it was formalized during the UISPP Congress in Florianopolis, Brazil, in 2011, setting new horizons for the human sciences. The goal is to understand human behavior and cultural trends, recurring and isolated phenomena, predictable and unpredictable evolution and change, not only in technology, but also in social, intellectual and spiritual life. It is a journey of discovery and emotions.

Each discipline has its own memory as the basis of research and of the advancement of the discipline itself. Combining disciplines is also a union of memories for a broader base of research and culture. Today media replace technical and historical memory. But the human mind’s insights and associations are still irreplaceable. Our being and our actions are rooted in the memory. When we err, we often owe it to our memory blurring. When we reach positive results, it is because we have made good use of our memory. We do not refer to electronic memory but to the one expressed in intuition and discovery, the memory that springs from the deep well of our psyche. Every being, like every discipline, focuses on certain aspects of memory and neglects others. Together, various disciplines and various cultures share wider dimensions of memory.

The main purpose of Atelier, in addition to the pleasure of meeting and dialogue, is to promote the common commitment to the multidisciplinary research of conceptual anthropology. As students of various disciplines, anthropologists and archaeologists, psychoanalysts, educators, sociologists, semioticians, philosophers and historians, we all wish to face questions, which a shared commitment can help clarify. The meeting of different disciplines offers a broader dimension of knowledge and greater capacity for analysis and synthesis.

Faced with the fashion of extreme specialization, which risks reducing scholars to technicians, conceptual anthropology goes against the tide. No doubt, technicians are needed, but we seek a cultural vision and broad overview in the common work of the humanities and social sciences. Let technicians and intellectuals do their own jobs and then enrich each other through the joint dialogue.

Research has a real social function when it produces culture. When culture is creative and innovative, it promotes growth of intellect and stimulates new thought. The dialogue is open to all disciplines of the humanities and social sciences as well as to those who do not identify themselves with a specific discipline or who just want to listen. Each listener is a potential transmitter of ideas and ideas grow and spread not only through those who produce them, but also through those who hear. The dialogue does not stop and is a source of growth and enrichment, and also of cooperation and friendship. Research is a provocative, stimulating and inspiring source of awareness. You are welcome to participate.

l’Antropologia Concettuale

L'Antropologia Concettuale è la disciplina che unisce vari aspetti delle scienze umane e sociali alla ricerca dell’essere umano, del suo comportamento e della cultura, usando le esperienze del passato per capire il presente. Il concetto era in gestazione da qualche tempo ma è stato formulato in Brasile, durante il congresso dell’UISPP svoltosi a Florianopolis nel 2011, proponendo nuovi orizzonti per le scienze umane; l’Associazione Atelier lo fa proprio. Il fine è capire il cammino dell’uomo, quali siano le regole e le eccezioni, gli orientamenti prevedibili e imprevedibili dell’evoluzione, non solo della tecnologia, ma anche del cammino sociale, intellettuale e spirituale. È un itinerario pieno di scoperte e di emozioni.

Ogni disciplina ha una propria memoria che è la base della ricerca e del progresso della disciplina stessa. L’unione delle discipline è anche l’unione delle memorie per una base più ampia della ricerca e della cultura. Oggi i media e le enciclopedie sostituiscono la memoria tecnica. Ma la mente umana è ancora insostituibile nelle sue intuizioni e associazioni. Il nostro essere e il nostro operare hanno le radici nella memoria. Quando sbagliamo, lo dobbiamo a offuscamenti della memoria. Quando raggiungiamo risultati positivi, è perché abbiamo fatto buon uso della memoria. Non parliamo della memoria elettronica ma di quella che si trasforma in intuizione e in riscoperta, è la memoria che riusciamo a fare sgorgare dal pozzo profondo della nostra psiche. Ogni essere, come ogni disciplina, si concentra su certi aspetti della memoria e ne trascura altri. Insieme diamo alla memoria una più vasta dimensione.

Lo scopo principale di Atelier, oltre al piacere dell’incontro e del dialogo, è quello di favorire il comune impegno per la ricerca multidisciplinare. Dagli antropologi e archeologi agli psicoanalisti, agli educatori, dai semiologi ai sociologi, dai filosofi agli storici, tutti abbiamo bisogno di rispondere a quesiti che il comune impegno può contribuire a chiarire. L’incontro di discipline diverse propone una più ampia dimensione del sapere e una maggiore capacità analitica e di sintesi. Di fronte alla specializzazione estrema che riduce i ricercatori in tecnici, andiamo contro corrente. Abbiamo certamente bisogno di tecnici e ben vengano, ma cerchiamo una visione culturale ampia e panoramica nel comune impegno delle scienze umane e sociali.

La ricerca ha la sua reale funzione sociale quando produce cultura. La cultura è tale quando è creativa e innovativa, quando promuove crescita dell’intelletto e stimola innovazione del pensiero. Il dialogo è aperto a tutte le discipline delle scienze umane e sociali ed anche a chi non ha una disciplina o a chi voglia limitarsi ad ascoltare. Ogni ascoltatore è un elaboratore e potenziale trasmettitore d’idee e le idee crescono e si diffondono non solo grazie a chi le produce, ma anche a chi le ascolta. Il dialogo è costante, seminari e incontri si possono improvvisare tra un convegno e l’altro. Nel frattempo il dialogo non si ferma ed è fonte di crescita e di arricchimento ed anche di cooperazione e di amicizia.

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